Io sono fatalista e penso che le cose vadano come devono andare, però mi piace lavorare in sicurezza o almeno provarci.
Cerco di tessere fili che tutti insieme formino una rete che non mi farà schiantare al suolo quando cadrò, perché prima o poi si cade tutti.
Ci sono persone che avevo vicino e che ogni scelta di vita che hanno potuto fare l’hanno fatta diversa da me, col risultato adesso di anni luce di distanza tra noi.
Non so se esistano il giusto e lo sbagliato ma, se esistessero, almeno uno di noi sarebbe evidentemente un gran coglione.
Non so nemmeno tra noi chi stia meglio e chi stia peggio, però dalla mia ho che le cose cambiano e sforzarsi a non cambiare è contro natura.
Non evolversi porta all’estinzione, ed è possibile bagnarsi sempre nello stesso fiume solo se il fiume non è un fiume ma una palude maleodorante.
Certe cose dovrebbero dirtele prima, ma la verità è che dette così non le capiresti, devi prima provarle e quando le provi è tardi.
Non pretendevo fosse tutta discesa, ma non pensavo nemmeno sarebbe stata tutta salita e soprattutto non sapevo che non ci sarebbe stato il sellino.
Dovrei urlare qualcosa a chi sta sotto ma non saprei da dove iniziare, e quindi lascio stare e continuo a pedalare. La mia visione “se non stai faticando lo stai facendo male” è una condanna.

The place to be

Se non vuoi prendere non toccare, se non vuoi toccare non guardare, io lo scrivo ma non ne sono capace.
Troppo spesso facciamo passi su strade che portano dove non vogliamo, così, per provare, per noia, pensiamo di percorrerne solo un pezzo e poi tornare indietro, perché siamo curiosi di vedere com’è.
Ma è tempo perso e a volte anche pericoloso, perché poi è il ritorno che ti frega, perché sei stanco, perché pensi che il più sia fatto e invece no.
E’ come la pistola scarica, che è sempre la più pericolosa.
Però ci sono luoghi dove mi sento in pari con la vita, dove so di essere indifeso ma va bene così perché mi fido.
Come il cane che si mette a pancia all’aria e dice “fammi quello che vuoi”, un atto di fede.

Cosa fai?

Vuoi sapere cosa faccio adesso?
Medito, così mi ricordo di respirare.
Bevo acqua tiepida.
Dormo dalle 10 di sera alle 6 del mattino.
Mangio una ventina di cose. Le cose che mangio, se usassi anche i piedi, potrei contarle sulle dita.
Cerco di accumulare calore al sole, come le lucertole.
Mi alleno tutti i giorni.
Lavoro, se questo si può chiamare lavoro.
Mi prendo cura di persone animali e cose, per come posso. Ci metto impegno ma ho visto fare di meglio.
Ecco, questo faccio.
Poi vedo gente crescere ed aggiungere strati, come i cerchi degli alberi. Ma a chi ti ha visto prima non la si fa, loro sanno cosa c’è sotto.
Vedo gente abbagliata dalla troppa luce, che è ironico, la luce dovrebbe servire a vedere meglio no?
E vedo persone che vedono la gente morta, e non parlo del sesto senso.
Quando siamo piccoli piccoli e quando siamo vecchi vecchi riusciamo ad intravedere (già ed ancora) cosa c’è dietro al tendone da cui proveniamo e a cui siamo destinati.
Voi vedetela come volete. Fantasia in un caso e carenza di ossigeno nell’altro, ma secondo me i veri ciechi siamo noi nel mezzo.
Forse il troppo ossigeno ci abbaglia, come la troppa luce, e non riusciamo a vedere come stanno veramente le cose.

Schifo

Ci sono sere, come questa, in cui mi sento veramente svuotato.
Forse non è la definizione giusta, ma è quella che più si avvicina a questo mood.
Sere che arrivano alla fine di giornate passate tra rotture di coglioni, litigate, notizie brutte e nemmeno una cosa fatta per sé. Non una.
Che vita di merda.
E ho pure smesso di fumare.

Buongiorno

E’ lunedì. E’ ottobre. Piove.
In più, nel caso non ve ne foste accorti, c’è una pandemia in corso.
Devo fare cose in ufficio quindi oggi niente smart working.
Parcheggio nel piazzale.
Metto il badge al collo perché devo passare poi davanti alla guardiola dei sorveglianti.
Metto la borsa del pc a tracolla.
Metto lo zaino con tutta la mia roba sull’altra spalla.
Con una mano tengo l’ombrello.
Nell’altra ho le chiavi della macchina e intanto cerco di chiudere il baule.
Sono le 7:40 e già mi girano i coglioni.
Davanti a me parcheggia il mio collega, scende dalla macchina.
– Oh, buongiorno!
– Buongiorno un cazzo!
Avanti così.

So di non sapere

Ma cosa vogliamo sapere?
Non so nemmeno niente delle mura tra cui vivo.
Ma ve ne rendete conto?
Io passo qui dentro momenti che diventano minuti ore giorni mesi e anni.
E se potessi srotolare uno di questi anni ritroverei tutti i momenti, compreso questo.
E questo
E questo
E questo.
Non posso farlo, ma posso giocare e fare finta.
Ho conosciuto chi abitava qui prima di me, ma chi c’era prima? e prima prima?
Questa casa sarà degli anni ’50.
Quante famiglie \ gioe \ dolori \ nascite \ morti \ animali domestici \ bambini \ pranzi di natale \ compleanni \ traslochi \ risa \ pianti hanno visto questi muri?
Quanta gente ha mangiato nella mia cucina e scopato nella mia camera da letto?
Ma possiamo fare ancora un passo indietro eh.
In fase di costruzione qualcuno ha messo l’intonaco sui muri, chi era? C’era il sole o pioveva quel giorno? Era felice? Cosa faceva quando tornava a casa? Ora presumo sarà morto, ma come?
Sotto l’intonaco ci sono dei mattoni, chi li ha impilati uno sull’altro per costruire il muro che divide l’entrata dalla cucina?
Mattoni che qualcuno ha portato qui guidando un camion. Che camion era? E dove l’aveva presa la patente per i camion?
Mattoni che sono stati prodotti in qualche fabbrica. Cosa avrà pensato l’operaio che ha sfornato questo mattone? “Ecco, un altro mattone di merda”?
E parliamo del fatto che qualcuno ha scavato terra in una cava per fare questo mattone, ma chi? E da quale cava?
La cosa bella è che tra non molto, facciamo 100 anni, al mondo non ci sarà più nessuno che mi abbia conosciuto.
E magari in questa stanza ci sarà seduto qualcuno che si chiederà quante altre persone in passato hanno scritto stronzate sedute lì nella sua cucina, e non potrà mai sapere di me e di questo momento, come di niente altro successo nel mio tempo e nel mio mondo, che poi è questa casa.
Quindi cosa cazzo vogliamo sapere?

what else?

Sono quasi cinque anni che non ci sei più ed io, quando vedo qualcosa di interessante, continuo a pensare “cazzo, questo ti sarebbe piaciuto”.
Ultimamente mi sento molto connesso.
Se con la mente riesci ad esplorare tutte vie raggiungi prima la consapevolezza e poi la serenità, e riesci a vedere cose che prima non volevi vedere perché rappresentavano dei possibili futuri non ancora visitati.
Guardandoci indietro e intorno possiamo vedere anche avanti, non quello che sarà ma almeno quello che potrebbe essere, miracoli compresi.
“Un miracolo è una cosa che sembra impossibile, ma avviene ugualmente” MIB3, Griffin, il mio preferito.
Alla fine conterà aver fatto quello che si poteva, che altro?
E conterà l’amore, che è il contrario della morte, perché questa arriva dove nessuno si prende cura.
Ci sono un sacco di anime che stanno facendo il nostro stesso viaggio, solo “vestite” in modo diverso.
Sarebbe interessante darsi una mano ora, perché dopo sarà tardi, e ti chiederai che cazzo hai fatto tutta la tua vita.
Ci sono posti in cui non posso tornare, non perché non esistano più, ma perché ora non avrebbe senso.
Non ne avrebbe nemmeno se ci tornassi con la macchina che avevo allora.
E solitamente è facile rendersi conto di quale sia il problema, a meno che il problema sia tu.

Passepartout

Sono un po’ sotto assedio, come sempre, ma spero di non fare la fine di Pietro Micca.
E’ che a volte, a combattere tante piccole battaglie, perdi di vista la guerra.
Ma va beh, non mi interessa.
E forse è grave che non mi interessi, ma non mi interessa nemmeno questo.
A volte ascolto i Subsonica, per ricordarmi “dentro l’aria sporca il tuo sorriso contro vento”, quando tutto era ancora intero.
Altre volte ascolto il Maestro mentre mi ricorda che è difficile capire se non hai capito già.
Perché la verità è che il fuoco della salvezza deve bruciare dentro e quello degli altri non vale.
Fuori possiamo trovare il combustibile, ma dobbiamo tirarlo dentro e metterci la scintilla.
Io intanto, a proposito di battaglie, sono tornato a lavorare con la tecnica del pomodoro.
E’ tutto difficile, ma se non lo fosse cosa starei qui a fare?