Il tempo degli dei – Antonio Benvenuti

Qui non ho mai scritto recensioni, ma oggi ne vale la pena. E poi si è sempre in tempo per cominciare.

“Il tempo degli dei”, di Antonio Benvenuti.

Gli dei affidano la propria vita al Drago e alla Minaccia, custodita da Re Valreda, ma la famiglia reale a causa di un tradimento cade in un vortice di distruzione e morte.
Un dio oscuro cerca di approfittarne per impadronirsi della Minaccia e distruggere gli altri dei, promettendo in cambio vendetta e potere.
Ailo cresce in questa storia nella storia e si trova coinvolto, con i suoi amici ed i suoi nemici, ma sempre sotto lo sguardo di Dio, in un gioco molto più grande di lui.

Sì, c’è anche Dio nel libro, ma è una presenza discreta, che non disturba nemmeno un ateo brutto e cattivo come me. La storia è avvincente, e più si va avanti e più si viene tirati dentro questo “strano” mondo.

Tomato Timer

Invidio un po’ i giovani per la loro immotivata e insensata fiducia in se stessi e nel mondo.
Mi piacerebbe tornare indietro ma non sarebbe giusto, ora tocca a loro essere coglioni e questa vita è come quelle società up-or-out
A me tocca capirli, perché loro non possono capire i vecchi, ma i vecchi hanno il dovere di capire i giovani, anche solo per il semplice fatto di esserlo già stati.
Ci sono giorni in cui il male del mondo ti sembra di sentirlo tutto. Ed è ovvio che non è tutto, ma è comunque troppo.
Per pensarci un po’ meno lavoro sotto pomodoro, e nei 5 minuti che il pomodoro mi concede butto giù queste righe senza rileggerle.
Sulla fiducia.

“Una porta chiusa senza la maniglia”

E’ un po’ più facile di quanto si pensi ma un po’ più difficile di quanto si possa scrivere.
E’ un anello, non ha un inizio o una fine, ecco perché è complicato.
Dovrebbe essere messo giù in un colpo solo e non si può, è un paradosso.
“E’ difficile capire se non hai capito già”
Miliardi di scelte fatte nel tempo hanno portato ad un qui ed ora tra i miliardi di miliardi di qui ed ora possibili.
Scenari in continua evoluzione, influenzati da talmente tanti fattori da essere alla fine completamente casuali e caotici, come il fumo che si alza da un fiammifero. “Verso l’infinito e oltre”, direbbe il mio amico Buzz.
In tutto questo casino orientarsi è difficile, io sto solo provando a tenere una rotta già impostata da altri, sempre con la paura che un piede fuori dal sentiero tracciato mi faccia precipitare nel baratro.
Eppure sono certo che migliaia di altre vite possibili non sarebbero state né migliori né peggiori, ma semplicemente diverse.
Si deve accettare ciò che arriva perché non si può fare altrimenti.
Si deve cercare il buono in quel che arriva, non per la sindrome di Pollyanna ma per sfruttarlo a proprio favore, perché sarebbe stupido non farlo.
Sarebbe anche stupido costruirsi una casa intorno senza ricordarsi di montare la maniglia alla porta.
Se io amassi un po’ di più la vita e non la vedessi come la caduta in un pozzo, le cose sarebbero molto più semplici.
Io invece so vivere solamente nella paura che questo davvero sia il migliore dei mondi possibili.
Devo procurarmi una maniglia da tenere sempre in tasca.

Z

Sono un po’ confuso.
E’ la difficoltà di far convivere l’apparenza di una vita normale con la sostanza di troppe domande inopportune che ti tarlano il cervello.
Dov’è ciò che è stato?
Dov’è ciò che poteva essere e non è stato?
Dov’è ciò che sarà?
Temo sia tutto qui, a far casino insieme a ciò che è.
Su diversi livelli non collegati tra loro, certo.
Ma a volte si sfiorano, e vediamo ombre di cose che non vorremmo vedere.
Certo è che i piani B sono sopravvalutati, un po’ come la felicità.
L’unico piano che bisogna sempre avere è lo Z.

Sinestesie

La vita è un frattale.
Tutto è costruito ad immagine e somiglianza del proprio creatore, perché nessun creatore potrebbe fare altrimenti.
Ecco perché, a cascata, è sempre tutto uguale, solamente più piccolo.
E quando vedi le cose dall’alto non distingui più i dettagli, e allora le capisci davvero.
E capisci che forse la stessa vita, la tua stessa vita, così per come tu la intendevi, non è poi così importante.
Voi l’avete mai sentito il profumo di una canzone?

“quanto costa la guerra se non c’è speranza di vincerla?” (cit.)

F.

Simul in unum dives et pauper.
E buon viaggio anche a te.
Ma perché ve ne andate tutti?
Di là c’è l’open bar e nessuno me l’ha detto?
Cos’è, uno scherzo?
Poi tra un po’ saltate fuori tutti quanti e mi date del coglione perché ci avevo creduto?
Che fate oh? Volete lasciarmi qua da solo?

“Lascia un grande vuoto chi occupava un grande spazio”

Reazioni a catena

Pomeriggio difficile, sonno incoercibile e cerchio alla testa.
Ci andrebbe un caffè
Ho smesso di prenderlo perché il mio intestino non lo apprezzava, e la disintossicazione mi è costata una settimana di mal di testa, ma oggi ne ho bisogno.
Lo prendo e sto subito meglio, ma mi rendo conto che il mio intestino continua a non gradirlo
Devo trovare un altro sistema per assumere caffeina.
In collirio, come i russi con la vodka?
In supposta, come l’oppio di Trainspotting?
Per di più, avendolo preso nel tardo pomeriggio, ora non riesco a dormire.
Devo trovare il modo di annullarlo
Mi ci vorrebbe una sigaretta, ma ho smesso pure di fumare.
Ma cazzo, quanta roba ho smesso di fare?