Rubik

Si stima che il Cubo di Rubik abbia 43.000.000.000.000.000.000 di combinazioni possibili.
Quarantatré miliardi di miliardi.
Prendete il continente americano, tutto, dalla Groenlandia all’Argentina.
Immaginate di dividerlo in millimetri quadrati. Praticamente l’intero continente americano ricoperto di carta millimetrata.
Ecco. Tutti quei quadratini sono tutte possibili combinazioni diverse tra loro del Cubo di Rubik.
E ovviamente solo uno di quei quadratini corrisponde alla combinazione del cubo risolto, con tutte le facce dello stesso colore.
Ma la cosa ancora più sorprendente è che si può raggiungere qualsiasi combinazione con solo 20 mosse.
Con un massimo di 20 mosse ci si può spostare da un quadratino qualsiasi ad un altro quadratino qualsiasi, a sapere quali sono, ovviamente.
Meglio del teletrasporto insomma.

Altre forme di vita

La mia paura più grande non è quella di morire, ma quella di morire senza aver capito un cazzo.
Anzi, più precisamente, di capire in punto di morte di non aver capito un cazzo.
Come se, dopo aver camminato tutto il giorno e non avere più forze, ti accorgessi di aver camminato in tondo e di non essere andato da nessuna parte. Di aver solo sprecato tempo e fatica.
Una volta un anziano mi ha detto che si era reso conto che da giovane era felice e non lo sapeva, e che c’erano troppe cose che aveva fatto per l’ultima volta senza sapere che lo sarebbe stata.
Ecco, qui forse c’è una delle chiavi.
Se sto facendo qualcosa, devo pensare sia l’ultima volta che la faccio.
E mi devo chiedere se in futuro penserò a quel momento come un momento felice, e se quel momento me lo sto godendo abbastanza.
Ovvio, lui era lui e io sono io, ma beh, gli altri siamo noi. In tempi e luoghi diversi ma siamo sempre noi.
Tutto parte da noi, e infatti quando immaginiamo qualcosoa partiamo da noi.
“se non esistessero i fiori riusciresti a immaginarli?”

Zio E.

La zia mi ha portato un pacco di biscotti che aveva comprato per te, perché lei non li mangia.

Oggi l’ho aperto e ne ho mangiato uno, e mentre lo mangiavo sapevo benissimo cosa mi avresti detto se fossi stato con me.

Avresti fatto finta di arrabbiarti perché quei biscotti erano tuoi.

Lo facevi sempre quando venivo a trovarvi: la zia metteva in tavola dei dolci, e tu facevi finta di arrabbiarti perché quei dolci erano tuoi e io te li mangiavo.

E la zia ogni volta mi diceva di non ascoltarti, che stavi scherzando.

Era come uno spettacolo teatrale, sempre lo stesso copione.

Però era un bello spettacolo.

Questi purtroppo sono gli ultimi che ti posso rubare.

Si vis pacem “parabellum”

Una volta ho letto una storia interessante.
Raccontava che l’inferno è un tavolo pieno di cibo, attorno al quale sono sedute persone con in mano un cucchiaio lunghissimo, e sono destinate a soffrire la fame perché quest’ultimo è troppo lungo per poterlo portare alla bocca.
Ma in realtà anche il paradiso è un tavolo pieno di cibo attorno al quale sono sedute persone con in manu un cucchiaio lunghissimo, però lì nessuno soffre la fame perché si imboccano l’una con l’altra.
Ecco, alla fine anche la vita, la stessa vita, può essere un paradiso o un inferno a seconda di come la vivi.
E niente, evidentemente non ho scelto proprio il paradiso.
Per carità, so di essere in buona compagnia. Kurt Cobain, giovane ricco bello famoso e pieno di figa, ad un certo punto disse che non si divertiva più, e decise di spararsi un colpo di fucile in bocca.
La questione è che niente mi toglie dalla testa che, per bene che vada, non sarò mai contento. E che, anche se il bicchiere è mezzo pieno, è mezzo pieno di merda.
Ebbene si, temo che questo sia il migliore dei mondi possibili.
Sto vedendo morire i custodi dei miei luoghi del cuore. Ci sta. E’ giusto così.
Certo è che non ho intenzione di fare la stessa fine.
La morte resta l’unica cosa certa del futuro, tanto vale farsi trovare pronti.
Se vuoi la pace preparati alla guerra è sempre valido, anche quando si parla di pace eterna.
Resta però una domanda. E’ il poco ossigeno a darci allucinazioni, o è il troppo ossigeno a mettere un velo davanti alla verità?

The Matrix

Sono un gran appassionato di Matrix.

E quando dico Matrix, dico il primo. Perché, a parer mio, il due e il tre non sono nemmeno degni di avere questo nome.

Detto questo, la verità è che in Matrix io non sarei Neo, non ho il suo coraggio.

Non sarei Morpheus, non ho la sua fede.

Forse potrei essere l’agente Smith, potrei avere il suo senso del dovere.

Ma la verità è che io sarei quel figlio di puttana di Cypher.

Perché sono così.

Perché preferisco una bella bugia ad una brutta verità.

Perché il sistema mi divora e si, mi piace. Io SONO il sistema.

Pillola azzurra tutta la vita.

Perché poi, in fondo in fondo in fondo, il mio fine è stare bene ed il mezzo non è poi così importante.

Eccola la verità politicamente scorretta che non si può dire.

L’ho detta.

E ora?

To Do List

Quando muore il custode di un luogo del cuore si diventa numeri primi, soli per definizione.
Immagino sia il destino di tutti coloro che non sono poi così cari agli dei.
La solitudine percepita diventa più alta, perché si va dove gli occhi guardano, e dove gli occhi guardano non vediamo più nessuno.
Nel frattempo spero di non farmi troppe domande sbagliate, perché possono dare solamente risposte ancora più sbagliate. Non voglio arrivare a chiedermi “perché proprio a me?”, quando la domanda giusta sarebbe “perché non a me?”.
Non voglio vergognarmi di essere cattivo, perché lo siamo tutti, però voglio fare il buono.
Vorrei essere sempre me stesso, ma nel caso fossi un coglione vorrei che qualcuno me lo dicesse, così potrei cambiare. Perché tutti vedono il quadro storto, tranne il padrone di casa.
Vorrei essere sempre più consapevole del fatto che una goccia nell’oceano è lei stessa l’oceano, ma da sola è soltanto una goccia (mentre l’oceano resta l’oceano).
Vorrei ricordarmi che non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta, ma nemmeno nel cuore di chi se ne sbatte il cazzo.
Vorrei ricordarmi che la felicità è sopravvalutata, ma anche le parole e le azioni degli altri. Ma che problemi avete? Fate quello che vi pare, io farò altrettanto, non sembra difficile.
Vorrei anche imparare a distinguere le cause dalle conseguenze, che dovrebbero essere due cose totalmente opposte e invece si fondono e si confondono.
Alla fine di tutto questo a Samarcanda non incontreremo nessuna nera signora, ma, in questo universo egocentrico, semplicemente noi stessi, da cui tutto parte e a cui tutto torna.
Io vorrei incontrarmi migliore di quando mi sono lasciato, contento di quel che ho fatto e sereno su quello che non ho potuto fare.

Hogwarts Express

Questa mattina ero seduto sul tazza a leggere un interessante articolo intitolato “Perché i maghi vivono più a lungo dei babbani?” e ho pensato che forse stavo buttando via il mio tempo.
Poi nel pomeriggio ho partecipato alla riunione più inutile della storia e ho rivalutato il tempo speso a leggere l’articolo del mattino.
Ma quanti modi ci sono per buttare via il proprio tempo?
La pandemia mi ha fatto capire, per quanto possibile, che non voglio più stare fermo, lo sono stato anche troppo.
Ora giro a 1000 e sono lanciato in cose che non so bene dove mi porteranno e da cui non si può tornare indietro facilmente, ci sarà da faticare ma “per aspera ad astra”, o almeno così dicono.
L’altra settimana mi hanno detto che non faccio mai niente per niente, e così sulle prime non mi è suonato come un complimento.
Comunque non ho ancora capito se sia vero, ci devo pensare.
Voi siete capaci (davvero) a fare le cose per niente?

Il tempo degli dei – Antonio Benvenuti

Qui non ho mai scritto recensioni, ma oggi ne vale la pena. E poi si è sempre in tempo per cominciare.

“Il tempo degli dei”, di Antonio Benvenuti.

Gli dei affidano la propria vita al Drago e alla Minaccia, custodita da Re Valreda, ma la famiglia reale a causa di un tradimento cade in un vortice di distruzione e morte.
Un dio oscuro cerca di approfittarne per impadronirsi della Minaccia e distruggere gli altri dei, promettendo in cambio vendetta e potere.
Ailo cresce in questa storia nella storia e si trova coinvolto, con i suoi amici ed i suoi nemici, ma sempre sotto lo sguardo di Dio, in un gioco molto più grande di lui.

Sì, c’è anche Dio nel libro, ma è una presenza discreta, che non disturba nemmeno un ateo brutto e cattivo come me. La storia è avvincente, e più si va avanti e più si viene tirati dentro questo “strano” mondo.